“Quando si parla di giochi, comunque se ne parli: contro o a favore, il livello di attenzione si alza immediatamente e assistiamo al classico schieramento che contrappone quanti negano il problema da quanti invece avanzano forti perplessità sulla dilatazione del gioco di stato a spese dei contribuenti. Perché questo è il primo passaggio da far notare a chi, volendo difendere strenuamente il gioco e la sua disseminazione sul territorio, ignora l’anomalia che fa coincidere nello stesso Ente: i Monopoli di Stato, sia colui che rilascia le concessioni, che colui che incassa entrate tra le più rilevanti in assoluto e infine colui che dovrebbe controllare un mercato dai risvolti problematici. Ed è questo che rende difficile, ai limiti della impossibilità, tutelare i cittadini, a cominciare dalle fasce più fragili e più esposte al pensiero magico della vincita facile. Si dice che la Ludopatia è solo all’ottavo posto tra le varie dipendenze, ma si dimentica che si tratta di dipendenze che si intrecciano strettamente tra di loro, rafforzando gli effetti negativi. Si fuma mentre si gioca e ancor più mentre si gioca on line. E’ difficile separare la dipendenza dal gioco on line dalla contestuale dipendenza da internet. Occupare solo l’ottavo posto per una dipendenza creata, alimentata e mantenuta dallo stesso Stato non è una scusante, ma una vera e propria aggravante per chi si mostra cieco e sordo davanti alla grave responsabilità di prevenire il disagio psico-fisico a qualsiasi livello si manifesti”.

Lo afferma l’onorevole Paola Binetti (Udc), che continua: “Non si capirebbe altrimenti perché ci siano tante resistenze a dire un no chiaro e tondo alla pubblicità, soprattutto a quella che arriva via web, e perché si proteggano tanto le vlt a scapito delle più comuni macchinette da bar. Sappiamo bene che è giocando con le vlt che si moltiplicheranno i rischi per le famiglie italiane, a cominciare dall’entità delle perdite, a cui probabilmente i giocatori cercheranno di porre rimedio ricorrendo all’usura. E’ vero che si muore più facilmente per altri tipi di vecchie dipendenze, come il fumo e l’alcol, o di nuove dipendenze come le droghe o il telefonino usato mentre si guida. Ma è proprio la lenta cronicizzazione della ludopatia che la renderebbe curabile, se fosse possibile interrompere il circolo vizioso che lega il giocatore al gioco. In realtà accade il contrario e l’offerta di gioco si fa sempre più creativa e fantasiosa, pone tutti i mezzi per fidelizzare il cliente e ignora un criterio basilare: il gioco smette di essere un gioco quando si trasforma in dipendenza. Allora è già diventato una droga”.

0 Likes
263 Views

You may also like

Leave A Comment

Please enter your name. Please enter an valid email address. Please enter message.